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baron_munchausen

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  1. CHE METTO? CHE METTO?

    Come giustamente hai detto, gli scambi azionati elettricamente erano roba "di lusso" per noi bambini, sovente con non troppe capacità economiche per i giochi - ma la fantasia non mancava di certo! Io ad esempio non possedevo neppure uno scambio, nelle mie due scatole di trenini elettrici: soltanto binari dritti e curve. Invidiavo a questo proposito un mio caro amico per il quale il babbo aveva preparato un supporto abbastanza ampio sul quale aveva poi montato una discretamente bella linea ferroviaria, con tanto di paesaggio creato e colorato a mano che gli stava attorno. Insomma, un vero e proprio plastico artigianale. Mi pare, addirittura, con una piccola galleria e un passaggio a livello. Quando, all'epoca, andavo a trovarlo, questo trenino avrei voluto portarlo a casa mia, anche per ampliarlo a farlo interagire con il mio materiale ferroviario. Per quanto mi riguarda invece mi divertivo, rimanendo in tema di "incidenti", a far attraversare la ferrovia con delle automobiline (possedevo, regalo natalizio dell'azienda presso la quale al tempo lavorava il mio babbo una pista, non elettrica, di automobiline). Quale (sinistra...) soddisfazione, nella mia... perversa? fantasia di bambino far scontrare il treno con le automobiline!
  2. LE GEMME DI PINO

    E' vero: le scatole in lamierino metallico, dolce ricordo dei tempi che furono, non sono più molto utilizzate. Come giustamente osservato, principalmente per il loro costo di produzione che a volte, a conti fatti, immagino possa addirittura superare quello del prodotto in essa racchiuso. Sopravvivono però ancora per alcune confezioni di caffé, quello magari considerato più "di qualità" rispetto ad altri. E, a parte le summenzionate pastiglie Valda, mi fermo qui; al momento non saprei dire altro in quanto a prodotti confezionati in tali contenitori. A parte. ovviamente, scatole di legumi, conserve, tonno, eccetera. Le scatole di latta, utilizzate per contenere i biscotti, sono invece ancora molto usate in altri paesi, come in Gran Bretagna, per quanto ne so io. Anche in questo caso occorre però precisare che queste confezioni sono messe in commercio soprattutto da marchi con una certa nomea, quali ad esempio (a Londra) Harrods o Fortnum&Mason. Non tanto per gli altri comuni prodotti da supermercato. Qui a casa conserviamo ancora una vecchia scatola di latta dei biscotti Plasmon, uno di quei "bauletti" di colore giallo che, evidentemente, contenevano una certa quantità di tali biscotti. Al suo interno, già una delle mie nonne e poi mia madre, conservavano dei rocchetti di filo colorato per rammendare e/o cucire.
  3. CULTURA A FUMETTI

    I miei genitori dicono che io con Topolino ho iniziato ad imparare a leggere e, soprattutto, a scrivere, copiando meccanicamente le lettere e le parole in maiuscolo, quelle che comparivano appunto nei fumetti delle varie tavole. Ma questo è un altro discorso. Tornando invece a parlare pià strettamente dell'argomento qui suggerito, sono d'accordo anche io su questo fatto. Anzi, credo che i "nostri" fumetti di qualche decennio fa, in questo caso gli albi dei personaggi di Walt Disney, in qualche modo furono anche veicolo di una prima cultura per i bambini dell'epoca (sempre noi, a conti fatti!) Non voglio fare paragoni con gli stessi o altri fumetti attuali ma, nel senso descritto, leggendo quei giornalini si riceveva qualcosa in più, oltre al puro svago e per il piacere della fantasia. Gli autori avrebbero potuto benissimo scrivere delle stupidate, in modo forse più simile a certe frasi sgrammaticate o piuttosto insulse che vanno molto di moda ai giorni nostri tra i giovani, invece scelsero di esprimersi talvolta addirittura con riferimenti letterari o storici, oltre ad utilizzare un linguaggio corretto. Un semplice riflesso dell'educazione di quei tempi? A proposito e a supporto di quanto espresso appena sopra, ricordo un episodio piuttosto curioso. Su uno degli albi di Topolino che lessi allora era riportata la frase, ovvero il modo di dire: "ricco come un Creso", riferendosi alla leggenda legata al re Creso, antico re della Lidia, che possedeva a quanto pare un'ernorme ricchezza. Il modo di dire mi rimase impresso in memoria sicché, al tempo delle scuole medie, in un'occasione - forse uno dei famigerati "temi" che ci facevano comporre in classe - tirai fuori l'espressione e quest'ultima colpì l'attenzione della nostra insegnante di lettere di allora che, tra l'altro, aveva già una certa età rispetto ad altri suoi colleghi. Mi confessò, con una di diffidenza nei miei confronti (stavo forse cercando di abbindolarla subdolamente?) che aveva mai sentito né conosceva questo modo di dire. Io non controbattei ulteriormente ma ero sicuro di aver ragione: l'avevo letto su Topolino!
  4. Insomnia

    Sì, da questo punto di vista siamo andati molto più avanti di molti romanzi di fantascienza. Siamo ancora piuttosto limitati invece per altre conoscenze, anche soltanto teoriche. In quanto a tecnologia invece, come detto, in alcuni casi abbiamo oltrepassato - o pareggiato - molto in fretta la fantasia, quantomeno quella di qualche decennio fa.
  5. 50 ANNI FA...

    Come dire: "abbiamo già pensato a tutto...". Impressionante. Eppure fa parte anche questo della nostra "civiltà".
  6. LE GEMME DI PINO

    Le vendono ancora sia nella confezione di latta che in pacchettini di plastica racchiusi in scatole di cartoncino (forse intesi come "ricariche" per la confezione di latta?)
  7. VESTIARIO

    Eh, mi sa che il nonno faceva bene! E poi è pericoloso andare in giro soltanto con la cintura! Per la serie: parliamo di bretelle e cintura...
  8. Mafalda ( Certi giorni....)

  9. TORCIORECCHIE

    Quando capita lo dico sempre e d'altra parte lo penso: un tempo, neppure tanto lontano, la nostra società era troppo sbilanciata da un lato, seppure "a fin di bene". Ora invece lo è troppo dall'altro: lo dico non per esperienza diretta ma conosco una signora che insegna in una scuola media (scuola dell'obbligo) e occasionalmente me ne ha raccontare di tutti i colori. Personalmente, come credo altri della mia età, non ho più vissuto esperienze simili per fortuna, dove si tendeva a esagerare - e a far davvero male! Tuttavia soprattutto alle scuole elementari ma anche medie esisteva ancora "il castigo", magari messi dietro alla lavagna o in un angolo della classe, oppure fuori dall'aula in casi peggiori. Neppure i miei genitori, bontà loro, alzarono mai le mani su di noi (io e mio fratello). Non ne ebbero bisogno, a parte - come è naturale - le normalissime sgridate e un paio di scappellotti in tutto, per quanto io ricordi.
  10. Insomnia

    Mi ricordo dell'episodio descritto. In generale - parlo per me - qualsiasi (anche) boiata rivista ora, con gli occhi del presente, a me va spesso bene, perché mi fa tornare indietro nel tempo. Sì, senza i mezzi dell'Enterprise, sia pure versione anni '60, e senza la famosa macchina del tempo che sovente tiriamo in ballo a proposito di questi discorsi. Spesso mi fa tenerezza vedere quel pizzico di ingenuità, voluta o non, che si nota nelle vecchie produzioni. Tuttavia pure questa, nel senso sopra descritto, mi manca. E, sopra tutta l'amarezza causatami dai nostri tempi attuali (tempi moderni!) un briciolo di questi aspetti zuccherosi o ingenui mi sta proprio bene. Comprese le vecchie canzoni. Come per la famosa pubblicità del Fernet Branca: "sopra tutto..."
  11. LE GEMME DI PINO

    Ricordo anche io le "gemme di pino". Assieme ad altre, tra le più svariate, magari ora scomparse. Ad esempio, altre pasticche gommose, nere, al sapore di violetta. Oppure altre ancora, di forma allungata, colore violastro (ricordava il colore delle prugne) o bruno scuro, le sukai (noi le chiamavamo sucàie), cercando su Internet sembra che ne producano ancora, però non al gusto di liquirizia. A proposito delle pastiglie Valda: esistono ancora, le vendono in farmacia e, per quanto ricordo, non hanno cambiato aspetto negli anni.
  12. remake anni 2000

    Al di là del "politicamente corretto" e di altri discorsi etici, più o meno etici o pseudo-etici, non aggiungo commento sul resto, cioè sui "remake". Perché, comunque, sia, io mi rifiuto di rovinare i miei ricordi. L'originale rimane sempre l'originale. Al di là della boiata di allora come può essere quella di adesso. Ho detto. Ugh.
  13. 24-8-1964

    Già. Stona almeno quanto l'aspetto pubblicitario non troppo corretto. D'altra parte, è la stessa cosa in fondo: una storia davvero stonata, in questo senso. Tuttavia utilizzare i bambini quale veicolo per far arrivare ai genitori, cioè agli adulti, i messaggi pubblicitari non è certo una novità. Anche Carosello, il nostro amato Carosello, lo faceva quasi quotidianamente. Quel numero di Topolino sono sicuro di non averlo letto: io avevo solamente pochi mesi all'epoca. Per dirla tutta, combinazione, quell'anno mio padre acquistò la sua prima auto: guarda caso proprio una Fiat 850!
  14. VESTIARIO

    Anche io, come immagino la maggior parte di noi, portai le bretelle da bambino. Diciamo fino al termine delle scuole elementari. Dopodiché, essendo già diventato un "ometto" passai anche io alla cintura. Tuttavia, negli anni, conobbi ancora gente adulta che portava le bretelle: perché mai, dico io, vergognarsi per questo capo di abbigliamento? L'importante è non scendere nel ridicolo e guardare invece la comodità! Infatti, tra gli altri, ci fu pure un mio capoufficio di alcuni anni or sono che le portava. Un tipo ben piantato, se non fosse stato per la pancetta si poteva benissimo paragonare ad un John Wayne, quello di Soldati a cavallo ad esempio: in effetti anche i soldati, quantomeno nelle sgargianti uniformi del film, portavano le bretelle! Riguardo ai calzoni alla zuava l'unica volta nella mia vita in cui fui obbligato a portarli, comunque solamente in un paio di occasioni per quanto mi ricordo, fu durante il periodo di servizio militare. Se non proprio definibili "alla zuava" in senso stretto, ci assomigliavano molto: erano parte del corredo in dotazione alle truppe alpine, di cui appunto feci parte.
  15. Mafalda ( Certi giorni....)

    Indubbiamente gli animali si prestano molto bene ad essere da noi "umanizzati". Però se riuscissero a pensarlo, immagino che direbbero: "ma guarda 'sti imbecilli, ci trattano come se fossimo dei loro!". In ogni caso queste vignette/fotografie-vignetta divertono parecchio anche me. L'importante è non crederci troppo.
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